Il gatto è di indole un solitario?

Il gatto è di indole un solitario?

1 March 2026

Indipendenza non significa vivere in solitudine

Il gatto, tendenzialmente riservato e schivo, ama profondamente la propria indipendenza, ma questo non significa che voglia vivere in solitudine.

È vero che il gatto, a differenza del lupo, è abituato a cacciare da solo. La preda da lui ricercata è di piccole dimensioni, catturabile senza dover richiedere la collaborazione di altri gatti. 

Al contrario, Il lupo, nel suo habitat naturale, caccia spesso in branco perché le sue prede generalmente sono di grandi dimensioni (cinghiali, alci, caprioli ecc.) e senza la cooperazione di altri lupi difficilmente riuscirebbe ad avere la meglio.

La stessa sua necessità di cibarsi di frequente, di porzioni contenute (il suo apparato gastrointestinale è “progettato” per digerire piccole quantitativi per volta), lo porta a trascorrere intere giornate, appostato e concentratissimo, in attesa di compiere quel balzo che gli permetterà di catturare la preda ("stalk and pounce"). 

Non dimentichiamoci che la caccia viene associata al gioco, il rincorrere, afferrare, agguantare sono per lui momenti di allenamento e preparazione.

Come già indicato nell'articolo l'ABC sull'alimentazione del gatto, il gatto possiede uno stomaco piccolo e un intestino corto, caratteristiche tipiche dei carnivori stretti: il che richiede la disponibilità di piccoli pasti in vari momenti della giornata.

Le origini del gatto domestico

Da chi discende il gatto domestico?

Il suo antenato non è il gatto selvatico europeo (Felis silvestris), animale realmente solitario, specie a rischio di "ibridazione" e protetta in diverse aree europee:

Ma dal Felis lybica, di origine medio-orientale e afro-asiatica:

La convivenza con l’essere umano nasce nel periodo paleolitico, con lo sviluppo delle prime società agricole: l’accumulo di sementi attirava grandi quantità di roditori e i gatti, predatori naturali dei topi, trovarono in prossimità degli insediamenti umani la loro fonte principale di cibo. Si sviluppò fra uomo e gatto una crescente familiarità ed utilità reciproca.

Il gatto non si affeziona alla casa: si affeziona alle persone

Non è corretto affermare che il gatto si affezioni alla casa o al luogo in sé. Il gatto si affeziona alle persone che lo accudiscono, lo rispettano e gli garantiscono protezione, riconoscendone e aprezzandone l’indole.

L’uomo ed il gatto, due talenti innati a confronto:

  • Essere umano, per indole: raccoglie, colleziona, ricerca, scopre, cataloga e crea

  • Gatto: "rincorre" ogni cosa (per gioco, per noia, per sfogo fisico).
    Tutto ciò ha un solo fine: "imparare a cacciare"

Per conoscere davvero il gatto e comprenderne le caratteristiche, è fondamentale osservarlo nel gioco.

Il gatto è un animale estremamente creativo, con una spiccata capacità di adattamento, ma assolutamente fedele alla propria indole. 

E’ un incosciente ed adorabile avventuriero ma è anche un “problem solving”:
Il suo motto è: “Mi metto nei guai, ma tanto so come uscirne”

Un indizio interessante: il comportamento durante i pasti

In termini di alimentazione, è interessante osservare il comportamento del gatto nel momento del pasto:

  • i gatti dominanti tendono a mangiare da soli nella propria ciotola;

  • i cuccioli spesso si fiondano nelle ciotole di tutti gli altri mici e mangiano senza preoccuparsi delle reazioni altrui (imprinting materno e necessità di socializzare). Il poter fare parte di un branco è per loro sinonimo di sopravvivenza.

Non è raro osservare fratelli e sorelle, o mamma e figli mangiare nella stessa ciotola anche da adulti, soprattutto se i cuccioli non sono stati separati dalla madre e/o dagli altri fratelli e sorelle da piccoli.

Se si vuole scoprire chi è il gatto dominante o il “capo branco”, basta osservare:

  • chi per primo si avvicina alla ciotola

  • chi lascia avvicinare e mangiare anche altri gatti

  • chi invece attende per ultimo o preferisce mangiare separatamente

Qualche consiglio per l'inserimento di nuovo micio in casa in presenza di un gatto abituato a vivere solo e/o dominante.

Lascia scegliere al gatto di casa dove preferisce mangiare: spesso sceglie un luogo tutto “suo”, tranquillo e controllabile.

  • Distanza minima tra ciotole: distanzia di ad almeno 1 metro le ciotole l’una dall’altra (meglio se con un angolo o un ostacolo visivo in mezzo).

  • Non forzare la vicinanza: non tutti i gatti amano la vicinanza di altri gatti, evita di “abituarlo” cercando di modificare il suo comportamento, aumenteresti solo stress e rischio di tensioni.

  • Rispetta i suoi tempi: sia in caso di nuovi inserimenti, che di traslochi o cambiamenti ambientali, procedi gradualmente e adatta spazi e pasti alle sue specifiche esigenze, prevenendo scontri, stress e marcature.

  • Se mangia per ultimo non significa che non sia dominante: potrebbe essere semplicemente sicuro di (“so che nessuno toccherà la mia ciotola”), o potrebbe aver bisogno di "controllare lo spazio", gestendo eventuali fonti di stress.

  • Obiettivo, in pratica: crea una routine, con postazioni che permettano a ogni gatto di mangiare in totale tranquillità, senza sentirsi osservato o minacciato.

In conclusione

Il gatto è un raffinato cacciatore, dalla presa spesso infallibile. Ma non trascorre il suo tempo solo ad esplorare e cacciare: è un animale di grande sensibilità e affettività. Ha grandi capacità di adattamento e apprendimento. Definirlo “un solitario” è un errore.

Un gatto di casa non ama restare da solo per molte ore: il distacco dalla propria persona di riferimento per lunghi periodi può generare in lui stress e, in alcuni casi, contribuire alla comparsa di disturbi comportamentali o somatici.

Anche un gatto di colonia può instaurare con la persona che lo accudisce un rapporto profondo. Nonostante sia nato e cresciuto in strada, l’assenza del suo umano di riferimento può portarlo ad allontanarsi, persino quando il cibo non manca. Alcuni mici di strada seguono i loro umani fino sotto casa e non è raro che, di notte — quando c'è meno traffico — raggiungano l’abitazione della persona alla quale sono legati e non solo perché li nutre.

A volte può apparirci “distaccato”. In realtà è vigile e presente: osserva, sente, sceglie quando avvicinarsi e quando non è invece il momento di farlo.

Il gatto è un sciamano: ci ricorda che la natura non è crudele, ma il compiersi di un ciclo.
Ci insegna che l’amore non deve fare rumore per essere tale.
Può essere discreto, silenzioso, talvolta invisibile … ma non per questo meno potente.

Quello che è certo è che la relazione gatto-uomo resta un meraviglioso magico mistero, ancora tutto da scoprire.

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